Ci sono dieci parole che girano in ogni riunione, post o video sull’intelligenza artificiale. Le senti, annuisci, e fai finta di capire. La buona notizia: non devi diventare un programmatore per padroneggiarle. Ti bastano dieci definizioni semplici, con un esempio concreto ciascuna, per smettere di sentirti perso e per non farti vendere fumo. Ecco il glossario, pensato per chi ha un’attività, non per chi scrive codice.
Le 10 parole, spiegate semplici
- Markdown — un modo ordinato di scrivere testi (titoli, elenchi, link) che le AI leggono benissimo. Esempio: invece di un muro di testo, dai all’AI un documento con titoli e punti elenco e lavorerà molto meglio.
- Skill — non è un semplice comando, ma una procedura salvata: “quando ti chiedo X, segui questi passi 1-2-3”. È come insegnare all’AI il tuo modo di fare una cosa, una volta sola.
- Repository (repo) — una cartella con memoria: file, note e versioni salvate nel tempo. Pensala come una cartella su Drive che tiene traccia delle modifiche.
- Connettori — i ponti tra l’AI e gli strumenti che già usi (Google Drive, Notion, il gestionale, Canva). Senza connettori, l’AI resta solo una chat; con i connettori può agire sui tuoi dati.
- API — il modo in cui due programmi si parlano tra loro. Le “chiavi API” sono le credenziali che permettono questo dialogo. Lavorano sotto il cofano: non le vedi, ma fanno funzionare i collegamenti.
- MCP — uno standard recente per collegare l’AI a sistemi esterni in modo ordinato e sicuro. Concettualmente è cugino delle API, pensato apposta per gli assistenti AI.
- Agente (agent) — un’AI a cui dai un obiettivo, non solo una domanda: “controlla questa cartella, trova i file nuovi e preparami una nota”. L’agente lavora a passi, in autonomia.
- Workflow — una sequenza di passaggi per arrivare a un risultato: trova → trascrivi → trasforma → pubblica. È la “catena di montaggio” delle tue automazioni.
- Knowledge base — un archivio intelligente, una specie di “secondo cervello” dove colleghi clienti, contenuti, procedure e idee, così l’AI risponde sapendo le cose della tua azienda.
- Python — il linguaggio di programmazione dietro a molti script e automazioni. Non devi saperlo usare: ti basta sapere che, quando serve, è lui a far girare le cose sotto.
Perché ti servono (anche se non programmi)
Non sono trucchi: sono i mattoncini base del linguaggio dell’AI. Conoscerli ti dà tre vantaggi concreti: capisci cosa ti propone un fornitore senza subirlo, spieghi meglio cosa vuoi ai tuoi collaboratori o consulenti, e riconosci quando una soluzione è davvero alla tua portata. In pratica, smetti di pagare per cose che si capiscono in dieci minuti.
Come usarle subito
- Stampa o salva questa lista e tienila a portata di mano alla prossima riunione.
- Quando senti una di queste parole, prova a ricondurla all’esempio concreto qui sopra.
- Scegline una a settimana e provala davvero con uno strumento che già usi (per esempio attiva un connettore tra l’AI e il tuo Drive).
Onestà
Questo è un punto di partenza, non un corso da tecnico. Gli strumenti che usano questi concetti (come Claude o ChatGPT) hanno piani gratuiti e piani a pagamento: per i costi aggiornati fai sempre riferimento ai siti ufficiali. Ma il glossario in sé è gratis: è conoscenza, e ti rende un interlocutore più consapevole.

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Cosa sono le “10 parole dell’AI” di cui parla l’articolo?
Sono dieci termini che ricorrono in continuazione quando si parla di intelligenza artificiale: markdown, skill, repository, connettori, API, MCP, agente, workflow, knowledge base e Python. Conoscerli ti permette di seguire una riunione o un fornitore senza sentirti perso.
Devo saper programmare per capirle?
No. Sono concetti di base spiegati per chi ha un’attività, non per chi scrive codice. L’obiettivo è la consapevolezza, non diventare tecnici.
Cos’è il Markdown?
È un modo ordinato di scrivere testi usando titoli, elenchi e link, che le AI leggono molto bene. Se dai all’AI un documento strutturato invece di un muro di testo, lavora meglio.
Qual è la differenza tra una skill e un prompt?
Un prompt è una singola richiesta. Una skill è una procedura salvata: insegni all’AI come fare una cosa, una volta sola, e lei la ripete sempre allo stesso modo.
Cos’è un repository?
È una cartella con memoria: contiene file, note e le versioni salvate nel tempo. Puoi immaginarlo come una cartella su Drive che tiene traccia di ogni modifica.
Cosa sono i connettori?
Sono i ponti tra l’AI e gli strumenti che già usi, come Drive, Notion o il gestionale. Senza connettori l’AI resta solo una chat; con i connettori può lavorare sui tuoi dati.
Cosa sono le API e le “chiavi API”?
Le API sono il modo in cui due programmi si parlano tra loro. Le chiavi API sono le credenziali che autorizzano questo dialogo: lavorano dietro le quinte, non le vedi ma fanno funzionare i collegamenti.
Cos’è un MCP?
È uno standard recente per collegare l’AI a sistemi esterni in modo ordinato. Concettualmente è simile alle API, ma pensato apposta per gli assistenti AI.
Cosa si intende per agente (agent)?
Un agente è un’AI a cui dai un obiettivo invece di una singola domanda, per esempio “controlla questa cartella e preparami una nota”. Lavora a più passi e in autonomia.
Cos’è un workflow?
È una sequenza di passaggi per arrivare a un risultato, come trova, trascrivi, trasforma, pubblica. È la catena di montaggio delle tue automazioni.
Cos’è una knowledge base?
È un archivio intelligente, una specie di secondo cervello dove colleghi clienti, contenuti e procedure. Serve a far rispondere l’AI sapendo le cose della tua azienda.
Devo imparare Python?
No. Python è il linguaggio dietro molte automazioni, ma a te basta sapere che esiste e che, quando serve, è lui a far girare le cose sotto.
Questi termini valgono solo per Claude?
No, valgono in generale: connettori, agenti e workflow esistono anche in ChatGPT, Gemini e nelle piattaforme di automazione. Cambiano i nomi commerciali, non i concetti.
Questi strumenti sono disponibili in Italia?
Sì, gli strumenti che usano questi concetti sono accessibili dall’Italia. Per funzioni e disponibilità aggiornate fai riferimento ai siti ufficiali.
Quanto costa iniziare?
Il glossario è gratis perché è conoscenza. Gli strumenti che applicano questi concetti hanno piani gratuiti e piani a pagamento: controlla i prezzi aggiornati sui siti ufficiali.
Da quale parola conviene partire?
Dai connettori: collegare l’AI a uno strumento che già usi, come il tuo Drive, ti fa vedere subito la differenza tra una chat e un assistente che lavora sui tuoi dati.
Conoscere questo glossario mi fa risparmiare sui consulenti?
Ti aiuta a capire cosa ti viene proposto e a non pagare per cose che si comprendono in pochi minuti. Per progetti complessi un esperto resta utile, ma parti da una posizione più consapevole.
